Welcome to Svezia, non sono Ibrahimović


15 Oct

Quando alle sei di mattina mi son svegliato nel grande parcheggio dello stadio del St.Pauli football club, volevo prendere il traghetto per Malmö anche se avrei dovuto percorrere cento chilometri in direzione Lubecca dove precisamente a Travemünde mi sarei potuto imbarcare. Nessuna prenotazione per il Ferry-boat e tanto meno l'idea di che cosa servisse per poter entrare nello stato svedese. Avevo un contatto per Stoccolma, ma parliamo di una capitale europea completamente al di fuori dalla mia immaginazione, non so come spiegare, ma ho iniziato a concentrarmi per permettermi di poter essere in ogni occasione a disposizione del viaggio, in totale ascolto della mia personale emotività, ma soprattutto di tutte le situazioni che da lì in avanti mi sarebbero accadute. Questa mia disponibilità prevedeva due circostanze, un po' come i due lati della stessa medaglia: da una parte, cosa positiva, trovarsi immersi in un flusso di situazioni in totale armonia con il mio presente, non programmando troppo le cose da fare con il solo e unico obbiettivo delle Lofoten, il fattore negativo, ovvero l'altro lato della medaglia: il dover accettare condizioni di viaggio o di imprevisti che avrebbero potuto rallentare la mia cavalcata trionfale verso la Norvegia. Per riassumere in breve fino alla Svezia non avevo mai e sottolineo mai pensato a come comportarmi per la "scalata" verso la Lapponia. 

Il primo traghetto utile per Malmö era alle sette di mattina, se non fossi riuscito ad imbarcarmi avrei viaggiato passando per la Danimarca facendo il famoso ponte di Øresund, meraviglioso viadotto inaugurato nel 2000 che collega con più di sette chilometri di strada lo stato della Danimarca con quello della Svezia, continuare a viaggiare tutto il giorno invece di poter riposare e riordinare le idee e prepararmi alla mia personale avventura nei paesi scandinavi cullato dalle onde del mare. Martedì ventidue settembre, restando al mio calendario avrei avuto ancora diciotto giorni di viaggio sottraendo i sette giorni da passare direttamente alle Lofoten, in pratica dieci giorni per fare circa duemila chilometri. Tutti questi numeri fanno venire il mal di testa di mattina, così con coraggio, che fortunatamente non mi ha mai abbandonato, mi sono messo in viaggio separandomi dalla bellissima cittadina di Amburgo. La sensazione era quella di essere uno dei tanti lavoratori che di mattina si muove per andare in ufficio, sono sensazioni che non si possono descrivere, ma un po' la solitudine, un po' la mia personale attitudine a mettermi nei panni degli altri fa si che la fantasia mi fa viaggiare nelle vite delle persone in coda come me ai semafori della città. Dopo pochi chilometri sono fuori dalla città nelle sterminate campagne della bassa Sassonia e mi accoglie una nebbiolina che rende davvero questi paesaggi magici e sconfinati, che sia un'anticipazione delle Isole Lofoten, chi lo sa... Nei pressi di Travemünde mi perdo tra i raccordi stradali rischiando di non arrivare in tempo, ma anche stavolta, con qualche minuto d'anticipo rispetto all'imbarco riesco a comperare il biglietto e salire a bordo con il "Westfalia". Ogni volta è come conquistare la tappa del mio personalissimo Giro d'Europa. Cerco sempre di essere molto disponibile ed educato con le persone che si mettono tra me e il mio obbiettivo, ma guai a chi in maniera sommaria mi vieta di riuscire a fare quello che voglio. Lo so, non è bello da dire, ma ci vuole anche forza per far capire che chi fa un viaggio, non è in vacanza e io non sono assolutamente un turista, mi definirei più un atleta dell'asfalto.

Le mie condizioni sono le seguenti, memoria del telefono completamente piena di fotografie scattate in venti giorni di viaggio: da liberare, memoria della telecamera portatile altrettanto piena: da liberare, all'incirca una settimana di racconti da scrivere (che per la cronaca non riuscirò mai a mettermi seriamente al pari), tutti i dispositivi come cellulare, video camera, batteria esterna per ricaricare altri dispositivi in mancanza di energia elettrica, cassa bluetooth per avere la musica durante il viaggio (perché il mio Volkswagen non ha impianto Hi-fi) completamente scarichi. Condizioni igenico sanitarie abbastanza buone, anche se le terme di Brema sembrano un lontano ricordo, nonostante non siano passate nemmeno quarantotto ore. In questo panorama al limite, le nove ore sul traghetto sembravano uno spartiacque tra la prima parte del viaggio e la seconda ed è stato davvero così, una pausa tra il primo e il secondo tempo.

Qualche giorno prima avevo sapientemente comperato la guida Michelin dettagliata dell'Europa e sul traghetto ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima: rendermi conto veramente di quanti chilometri mancavano per arrivare alle Lofoten. Sono rimasto di stucco perché erano tanti ma tanti chilometri, ma la cosa più assurda era che avevo fatto in venti giorni meno chilometri di quanti me ne mancavano per le mie adorate Isole. Inoltre per arrivare sarei dovuto passare per strade non più a lungo scorrimento, ma in mezzo a montagne, colline, boschi e con limiti di velocità non superiori agli ottanta chilometri all'ora. Sembra assurdo tutto ciò ma è andata davvero così non avevo proprio la più pallida idea di cosa volesse dire arrivare fino in Lapponia, meglio ancora, Norh-Land la regione più alta della Norvegia e ancora non ero arrivato in Svezia. Così ho deciso di chiamare il contatto che l'amico Ilario Scian mi aveva dato per passare un paio di notti a Stoccolma. Inizialmente l'idea era quella di muoversi verso nord-est rimanendo in Svezia, arrivare a Stoccolma, da li viaggiare fino ai confini con la Finlandia e infine tagliare verso la Norvegia a ovest, per fare tutte le Lofoten dal Nord verso alla punta Sud e poi scegliere se tornare indietro come all'andata dalla Svezia oppure proseguire fino al sud della Norvegia e riprendere il traghetto da Malmö. Mi sentivo come un piccolo Marco Polo alla scoperta di qualcosa di già molto noto come la geografia del nord Europa. Il concetto: un bambino di trentaquattro anni che viaggia con lo spirito del piccolo Kenitch che ancora ha negli occhi la fascinazione del cartone animato in vhs di Ventimila Leghe sotto i mari. 

Non voglio riferire dello scambio di messaggi avuto con la suddetta persona, diciamo che la sua disponibilità mi aveva dato il sentore di una cordialità di facciata, del tipo: "Ciao sei l'amico di Ilario sono trenta giorni che mi devi chiamare, visto che Ilario mi ha detto del tuo viaggio quasi due mesi fa, mi contatti il martedì per il sabato, e al tempo stesso vuoi sapere cosa si può vedere in Svezia...? ti aspettiamo" ma anche no aggiungerei. Non c'è mai stato questo scambio di messaggi, ma vi giuro che il mio istinto mi aveva dato questa sensazione. Perciò mi sarei preso qualche ora per rifletterci su, anche perché avevo un altro contatto che sarebbe potuto tornarmi utile, un certo Luca De Simone che da un anno abitava a Bergen in Norvegia, totalmente fuori rotta rispetto a quello che avevo studiato sulle mappe, ma parliamo sempre della Norvegia (ricordatevi di questo nome: Luca de Simone)

Quasi tutte le 8 ore abbondanti di viaggio sono servite a fare ufficio, a scaricare file e ricaricare le batterie dei miei dispositivi. Decido di uscire per prendere una boccata d'aria e finire di scrivere il mio nuovo articolo sul blog, ed è in quell'occasione che alzo gli occhi e per magia si para davanti a me il famoso ponte di Øresund. Una struttura immensa, un'emozione travolgente, ai limiti con la realtà, rimango qualche minuto a faccia all'insù come se fosse apparsa la Madonna, poi il porto di Malmö, le luci della sera, una perquisizione con tanto di cane alla dogana che con le zampette sporche entra e cerca droga sporcando dappertutto e la mia stanchezza che si fa sentire, lo stress nonostante i pochi chilometri percorsi è maggiore, forse perché ho realizzato quanto realmente ancora io sia lontano dal mio obbiettivo. 

Appena mi rimetto alla guida, come tutti gli italiani amanti di calcio penso: "wow sono nella terra del famoso calciatore Zlatan Ibrahimović" chissà che cosa incontrerò, chissà, chissà, poi guardo la lancetta del rifornimento ed è a terra: "chissà che non rimanga a piedi stasera". Faccio un bel pieno e vado a pagare, il ragazzo della cassa, appena mi vede mi dice in inglese: "Passaporto per favore!", io sto tra l'inebetito e la voglia di urlargli le peggio cose e immediatamente il tipo si mette a ridere e mi fa segno che sta scherzando, lo mando sonoramente a quel paese e ci mettiamo a ridere. Serviva qualcuno con cui rompere il ghiaccio, si chiama Jack è di origini polacche e vive da tanti anni nella cittadina svedese ed è un amante di caffè, io gli propongo uno scambio, lui mi da dei panini buoni e io in cambio gli farò un bel caffè all'italiana. 

Scambio accettato, si gusta il suo caffè con tanto amore, quasi che gli scendono le lacrime agli occhi e mi fa vedere che la sua passione per la bevanda nera lo ha portato a comperare macchine per fare caffè espresso. Io gli dico che deve trasferirsi in Italia, ma non sono di grandi parole, anche se colgo l'occasione di farmi consigliare qualche posto da visitare l'indomani salendo per arrivare a Göteborg. Lui a differenza dell'amica di Ilario sembra più disposto ad aiutarmi e mi parla di un faro bellissimo su un promontorio a picco sul mare: Mölle. Be gli dico: "Amico domani andrò lì e tieniti anche la tazzina del caffè così avrai un ricordo di me" lui tutto contento mi dice grazie e: "Ricordati qui non siamo tutti come Ibrahimović", facendo riferimento al carattere molto duro dell'attaccante svedese. Lo saluto ridendo e me ne vado a letto con una piccola lezione di vita. A volte quando non sappiamo dove stiamo andando o con chi abbiamo a che fare, implicitamente ci attacchiamo semplicemente alle poche cose famose che sappiamo di un posto, per me in Svezia erano tutti come Ibrahimović, per quello ero così spaventato

 Il fascino della conoscenza sarebbe limitato se sulla sua strada non ci fosse tanto pudore da superare (F.Nietzsche)

15Jul
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