Giorno 18 e 19: il racconto delle ultime 24h in terra olandese.


28 Sep

Due promessi sposi al Castello De Haar

Quando da Rotterdam decido di andare verso Utrecht, in cuor mio spero che le indicazioni per raggiungere l'amico Ruud per il barbecue siano nei pressi del mio nuovo obbiettivo. Non è semplice tirare a indovinare i luoghi o meglio non si ha sempre fortuna magari devo tornare indietro, ma alla fine il Belgio, i Paesi Bassi per non parlare del Lussemburgo sono Nazioni talmente piccole che non ci faccio neanche caso alla distanza dei posti. Mi piace essere un soggetto che si lascia attraversare dal desiderio di raggiungere luoghi sentiti, anche solo immaginati e vedere realmente come sono. Quando arrivo a Utrecht, voglio farmi una bella doccia, sfruttando magari una piscina pubblica dove poter fare un ora di nuotata, è sabato pomeriggio, penso che non ci sia nessuno e che non ci sia bisogno di prenotare. Invece sono tutte chiuse, l'unica aperta è un centro per bambini, con giochi in acqua e paparelle, non proprio quello che stavo cercando. Decido di rimandare all'indomani la doccia, ma proprio quando sto per mettere le indicazioni per il centro di Utrecht, Ruud mi manda la sua posizione: Dordrecht. Ahimè stavolta ho sbagliato dovrò fare di nuovo più di 50 km indietro per tornare verso l'amico e la sfortuna è che non mi manca molto tempo. Mi rendo conto di aver chiesto troppo alla sorte e mi accontento di aver solo visto i cartelli stradali con su scritto: Utrecht. Anzi una chicca me la voglio regalare: il favoloso Castello De Haar, in aperta campagna è il luogo dove tutti vorrebbero trascorrere qualche ora solo per contemplare la maestosità di questa mirabile struttura, ma io ho poco tempo e tra l'altro stanno per chiudere. Mi rimetto alla guida di nuovo verso Rotterdam, mi ha scritto nel frattempo anche un'altra ragazza di questo famoso corso, Linda, ha visto una mia foto scattata vicino a casa sua, quando pensando di essere a Rotterdam avevo preso un caffè con il fan di Verstappen (Red Bull Formula1 driver) e mi scrive: "sei davvero passato davanti a casa mia, incontriamoci!" Gli propongo l'indomani mattina che è domenica e lei accetta, gli farò sapere più tardi dove. Intanto sono arrivato nel piccolo paese dove abita Ruud assieme alla sua dolce metà Stephanie, lui ha venticinque anni e fra pochi mesi diventerà padre, Stephanie è bellissima, con un bel pancione e lontane origini italiane di Vercelli. Contrariamente a quello che avevo capito, nonostante mi sia vestito tutto carino per mangiare in casa, Ruud mi fa capire che andremo in un parco a fare la grigliata, che ha comperato tutto lui e io devo solo divertirmi, Bingo! Riprendiamo il furgone e ci dirigiamo verso un'area che avevo visto sulla cartina, precisamente siamo nel Comune di Dordrecht e c'è un parco naturale enorme a sud della città con griglie per poter fare il BBQ, tavoli in pietra centrali e grosse panche affianco di cemento, giochi per bambini, campi da calcio, da beach volley, da basket e i canali navigabili che rendono questo luogo incantevole. Arriviamo un po' tardi e godiamo poco della bellezza di tutta la natura circostante, ma in compenso l'organizzazione di Ruud è impeccabile. Sono molto felice di incontrarlo perché questo corso che abbiamo fatto assieme è servito molto a spingermi ad arrivare fino a lì, e mi domando se anche lui ne sia entusiasta e mi risponde che dopo quel seminario anche per lui un po' di necessità son cambiate, ora è determinato a far crescere la sua impresa. Ha da poco aperto una partita iva e vuole avere del personale per mandare avanti lo sviluppo delle sue idee, mi racconta che ha un diario dove per anni ha annotato tutte le cose che gli passavano per la testa, ora è al arrivato il momento di metterle in pratica. 

Ruud il mangiafuoco e non solo

Sarà questo entusiasmo che sprigiona Ruud o il cibo buonissimo che consumiamo nello scuro della notte, ma non ci rendiamo conto che si è fatto tardi e ancora io volevo visitare un po' il centro di Dordrecht, così rimettiamo tutto apposto e ritorniamo verso il centro. Abbiamo mangiato tanto e bene, quindi una bella camminata è quel che ci vuole. Ci addentriamo nella città vecchia ed è tutto un croce via di strada, vie che si intersecano tra loro. Camminare di notte per queste strade mi da sempre quel fascino di marinai fermi in qualche porto nei primi del '900. Gli olandesi hanno nel sangue questo stile di vita e tutte le case tutti i locali sono in legno. Passargli a fianco puoi sentire l'odore di centinaia d'anni di storia, in mezzo alla nebbiolina della sera.

Ci salutiamo, lui torna nella sua casa dalla dolce Stephanie e io visto il freddo, decido di mettere una coperta in più. Mi sono dimenticato di scrivere a Linda, lo faccio in extremis sperando che non sia troppo tardi, mi risponde e mi chiede se ho deciso che posto vedere. Ruud durante la cena mi ha raccontato di un piccolo villaggio a pochissimi chilometri da Dordrecht: Kinderdijk, è un sito patrimonio dell'Unesco dove si possono ammirare decine e decine di Mulini a vento conservati benissimo. Le dico che per me ci si può vedere li, lei accetta subito. La mattina dopo, puntuale alle 9 mi presento, non c'è ancora nessuno, neanche Linda, fa un po' ritardo perché porterà con se anche i suoi due splendidi bambini,. Linda come dicevo era un'altra partecipante del training sullo sviluppo della leadership, lei ha faticato un po' inizialmente a far emergere le sue ambizioni, i suoi talenti. Le sue vicende familiari, credo, l'abbiano indebolita moralmente facendola soffrire molto, ma ora sta decisamente meglio. 

Linda e uno dei suoi bimbi

Quando la vedo camminarmi incontro è radiosa e mi ringrazia dell'idea di visitare i Mulini. Come spesso capita per chi ha le cose bellissime vicino a casa, mi dice che sono anni che non passava di li e forse neanche i suoi figli c'erano mai stati. Facciamo una passeggiata e lei mi racconta meglio cose che avevo intuito durante il nostro corso, portare avanti una famiglia da sola non è semplice, ma finalmente sa che può contare sulla sua forza di volontà, è una donna giovanissima con due bellissimi maschietti, che per tutto il tempo saltellano con il loro monopattino da destra a sinistra, tra pedoni e ciclisti, la cosa bella dell'Olanda è la libertà con cui la gente si comporta in mezzo agli altri, bambini che corrono dappertutto, nessuno che urla perché si è perso il famoso: “Kevin”, nessun cane che finisce sotto le ruote di un ciclista perché corre dietro le tante anatrelle ai bordi del canale dove facciamo la passeggiata. 

Kinderdijk e i suoi mulini patrimonio Unesco

In mezzo questa moltitudine di persone, nel frattempo si son fatte le undici ed è pieno di gente, riesco ad apprezzare da vicino i famosi Mulini, mi viene in mente subito il mitico Don Chichotte de la Mancha, certo qua siamo in Olanda e non in Spagna, ma il fascino che mi da questa struttura conica dominata dalla grande elica alimentata dal vento, mi riporta sempre al mito del grande combattente nato dall'ingegno di Miguel Cervantes. Il cavalier errante con il suo fedele Sancho Panza, fa ricordare un po' questo mio viaggio, sono molto soddisfatto di questa visita naturalistica. Anche con Linda si esaurisce il nostro tempo a disposizione, a passo lento ma inesorabile sento che sto visitando tantissimi posti, così opto per eliminare una grande meta del mio viaggio: Amsterdam, sono già stato due volte lì sempre velocissimamente Mi accontenterò, si fa per dire, dell'isola di Texel. In molti me l'hanno consigliata e io sono curioso davvero di capire che emozione mi potrà suscitare stare su piccoli lembi di terra. Ho visitato poco le isole e soprattutto gli isolani

Sunset on Ferry

Prendo l'ultimo traghetto possibile prima che chiudano i collegamenti nella notte. Anche stavolta ho la fortuna di vedere un tramonto sul mare pazzesco, sarà che sono fortunato in questo viaggio, ma ho collezionato tante belle cartoline di panorami e emozioni che rimarranno per sempre in me e in tutti coloro hanno il piacere di leggere questi racconti.

I miei occhi rubano calore in casa

Arrivo sull'isola, non so assolutamente niente di dove io sia e cosa si possa fare di domenica sera su di un isola alle nove di sera, mi avvicino al primo centro abitato l'unico che non da sul mare. L'idea è di visitare ancora con qualche fioca luce del giorno un centro abitato piccolino e poi spostarsi verso il mare per dormire li e svegliarsi l'indomani davanti al mare. Ho la fortuna di poter campeggiare, con un po' d'attenzione, praticamente dappertutto. Arrivo esattamente nel minuscolo centro abitato di Den Burg, mi giro tutto il quartiere in dieci minuti e quello che mi colpisce ancora una volta sono queste case dalle grandi vetrate sono praticamente una finestra sulle vite degli isolani, io non so se sia maleducato oppure no, ma mi fermo davanti qualche minuto ad assaporare con gli occhi le loro tavole imbandite. I loro camini caldi mi scaldano il pensiero, osservandoli seduti dentro grandi sofà con i loro plaid gioco a scegliere un libro a caso dentro queste librerie chiaramente tutte di legno, sperando di poter leggere in olandese istantaneamente. Ma è ancora la mia fantasia cavalleresca, figlia della gita ai Mulini, che mi fa viaggiare con la fantasia. Intanto il freddo si fa sentire e per non piombare nel dramma della “Piccola fiammiferaia” più cara ai fratelli nordici danesi che al caldo Murciano Cervantes, entro in un pub che prima mi aveva colpito perché suonavano del blues dei ragazzi, nell'entrare capisco che il concerto è finito, ma nutro la speranza di poter scrivere qualcosa al caldo.

Gli avventori del locale

Mentre sono al tavolo con il mio quaderno e la mia penna ad appuntare qualcosa, mi si avvicina una signora e su un piatto mi da una coscia di pollo dicendomi in inglese: “For the lonelly boy” (per il ragazzo solitario). Io ringrazio caldamente e capisco che questo sarà il mio gancio per la serata. Finisco di prendere i miei appunti e mi dirigo di nuovo verso il tavolo dove stanno i familiari della signora e il barista, ringrazio e gli racconto del mio viaggio, loro sono super colpiti e gradiscono la mia compagnia, allora io vado a prendere la chitarra e suono per loro, e loro mi invitano a bere, e io suono e loro cantano e bevono. La fortuna a volte di suonare è che non devi stare al passo con gli isolani (come in questo caso), non per farmi gli affari loro, ma per farvi capire a volte la tempra delle persone su un isola come Texel, riescono a bere Coca e Rum come fosse acqua e ogni tanto una birretta per sciacquare, per concludere mi fanno sentire due piccoli shoot: uno dolce che è come se mi avessero aperto una busta di zucchero in bocca e l'altro più secco ma comunque due porcherie abominevoli, mentre invece la Texel Beer che producono proprio sull'isola è davvero buona. Sarà lo stato alcolico, sarà l'inaspettata amicizia, ma mi fanno capire un po' in tutte le lingue oramai che potrei tranquillamente andare a vivere li e vivere bene praticando la mia arte, facendo anche il pizzaiolo e magari suonando la chitarra proprio in quel pub a quattrocento euro a sera, il prezzo minimo che guadagna un gruppetto di ragazzini che viene a suonare li. 

Texel: l'isola del tesoro

Mi trovo anche un numero di telefono in tasca è la signora che mi ha offerto la coscia di pollo, mi fa capire che sono arrivato sulla mia isola. Troppo affetto non ci sono più abituato, no a parte gli scherzi, mi riavvio verso casa, ops volevo dire la macchina, ma è comunque casa. Stasera sono potenzialmente un uomo ricco, continuo a creare tanto entusiasmo, a essere invitato a bere da tutti. Conoscere un italiano in giro come me, in questo periodo, riempe il cuore a tutti.


a un tratto mi fanno sentire una canzone tipica olandese e mi dice che il refrain è una frase italiana che fa: "Che sarà, che sarà, che saraaaaaà!" attacco immediatamente: "Paese mio che stai sulla collina..." tutto il pub si ammutolisce e ascolta. (Texel 20 settembre 2020)


Commenti
* L'indirizzo e-mail non verrà pubblicato sul sito Web.