I Cannelli di Texel e i "Popò" alle terme di Brema


01 Oct

I postumi della serata di Texel si fanno sentire, il lunedì ha quel sapore di terra di mare, di sole che fa capolino dentro il centro abitato dove ho sapientemente lasciato il Van per la sera, ho pensato che se la Polizia mi avesse chiesto qualcosa, avrei potuto tranquillamente affermare che era solo questione di tempo e che stavo aspettando il primo affitto libero perché dalla sera prima stavo cercando casa. Peccato che se fosse realmente successo il sapiente poliziotto avrebbe di certo risposto dicendo: “Gentile straniero forse le avranno detto che ci sono liste d'attesa di 6 anni se va bene per una casa in affitto a Texel.”

Ho cercato strenuamente un accesso al mare e quando l'ho finalmente trovato, ho avuto un colpetto al cuore, colori blu scuro che tralasciavano un po' di chiarore solo all'avvicinarsi della riva, dove una sabbia bianca e finissima carezzava sul palmo della mano la lingua di mare che la leccava.

Cammino scalzo per un chilometro abbondante, sulla sabbia fresca rivedo dei gusci di molluschi a me molto familiari: i “Cannelli” o canolicchi come si vogliono chiamare, lunghi come un dito medio della mano. Fino a qualche anno fa erano, assieme alle vongole e i granchietti, il pescato che quasi quotidianamente facevo da bambino nel mar Adriatico davanti casa. Capitava, quando non si aveva niente da mangiare per pranzo, che mia mamma mi chiedesse di: “andà a pià do' cannelli pe' fa el sug' per pranzo”, facendo ben attenzione di raccogliere “calca grancella” (qualche granchio) “calca cappula” (qualche vongola). Io e mia sorella si partiva con maschera, boccaglio e retino. Visto che a differenza di Calcina (il vicino di casa) che lui pescava i cannelli con le mani, noi siamo nati nel periodo dei Turchi (una varietà diversa dai così detti “Nostrali” parliamo sempre di Cannelli), a noi serviva il ferro per pescare i cannelli, non parlo chiaramente di una pistola, ma bensì di una piccolissima fioccina, con in cima una punta come una freccia che, una volta infilato il cannello, serviva per poterlo estrarre dalla sabbia. Quelli bravi andavano fino alla terza secca per poter prendere più cannelli, noi in un ora si faceva un bel sacchetto e poi si portava il pescato a casa, fresco fresco. A volte se ne prendevano talmente tanti che con i cannelli ci si poteva fare un intero pasto completo partendo dall'antipasto: sautè di cannelli sporcati con un po' di pomodoro, tagliatelle ai cannelli e qualche granchietto aperto qua e là, e cannelli in graten, dolce... no quello ci pensava zia Maria lei veniva dalla collina, non cucina il pesce! (scherzo zia sei una grande cuoca). Wow che flash con un guscio di Cannello, mi perdo nella fantasia e viaggio tantissimo per il desiderio che ho di farmi una bella pescata. Nostalgia di casa, no, semplice desiderio di riassaporare quel gusto, il sapore di quelle giornate è indelebile nella mia mente non posso dimenticarlo così facilmente sogno, desidero che a Texel si possano ancora pescare i cannelli.

Mi spingo fino a Nord per il desiderio di conquista, di conoscere tutto il perimetro dell'isola, una bella giornata di sole accompagna questo mio lento riprendermi dalla serata canterina del giorno prima. Ho bisogno assolutamente di farmi una doccia o meglio, ho assolutamente bisogno di prendermi un paio d'ore di relax tutte per me. Una sola parola conosco in questi casi: Terme!

E' giunto il momento di iniziare a progettare il cammino verso la Norvegia, sento di aver dato molto a questo punto del viaggio agli incontri fatti in Germania, Belgio e Olanda, mi devo muovere oppure la Norvegia rimarrà una chimera, un sogno irrealizzabile. Riprendo il traghetto e mi concedo il tempo di visionare la mappa e scegliere un obbiettivo, il prossimo dove mi fermerò. Germania tra Brema e Amburgo. Mi hanno parlato molto bene di Amburgo, ma sono molti chilometri di strada, così cerco qualcosa di interessante nei pressi di Brema e fortunatamente trovo un centro Wellness con anche una piscina per fare un po' di nuoto. Ci metto molto ad arrivare e quando parcheggio sono uno straccio da lavare. Questo viaggio è nato sotto una buona stella, perché ho scelto un centro che non ha bisogno di prenotazioni e soprattutto chiude alle dieci di sera. Posso godermi la notte, piscine di acqua calda all'aperto, come lunedì non è niente male.

Arrivo mi accoglie una gentilissima signorina che per poco più di quindici euro mi fa accedere a tutti i privilegi del centro termale, gli chiedo se posso accedere alla piscina per nuotare, mi dice che non ci sono problemi, chiedo ancora per sicurezza se devo sapere qualcos'altro e mi fa segno che tutto è ok, non servono cuffia per capelli e quant'altro. Mi spoglio in meno di 5 minuti, mi infilo il costume senza neanche curarmi se qualcuno sia intorno a me, non mi faccio problemi e spero nessuno se ne faccia, mi tolgo gli occhiali e sono ufficialmente cieco, purtroppo in questi anni mi è calata molto la vista e quando non ho le lenti a contatto, soprattutto di sera quando sono più stanco, la mia vista inizia a diventare davvero deficitaria. Mi avvicino all'entrata e sono tutto contento; planing per le prossime quattro ore: prima piscina per un po' di nuoto, sauna, bagno turco e vasca idromassaggio all'aperto “a stare”(termine barese con cui si definisce un tempo illimitato), il piano sembra ben architettato. Caspita faccio davvero difficoltà a percepire le sagome delle persone, ma non capisco vedo solo colori rosa o bianchini in base alla carnagione della pelle, chissà se riuscirò a leggere i cartelli. Mi aggiro ancora un po' stile talpa tra le persone, devo essere capitato nell'orario giusto non c'è molta gente, ma quelle poche che a fatica vedo sono davvero scorbutiche, io saluto e loro rispondo non con il classico saluto tedesco, ma commentando in qualche malo modo, non ci faccio caso, sono li per rilassarmi. Vado all'esterno, questo centro wellness è davvero bello, tante zone relax e piccole strutture di legno dove dentro immagino ci siano delle meravigliose saune. Mentre sto per degustare il momento più bello della giornata, vedo passarmi a due centimetri, un signore distinto e sua moglie, stavolta capisco che quel famoso colore della pelle che vedo non è un costume da bagno tipico di Brema, ma bensì il colore delle loro natiche, insomma, qui sono tutti nudi a far le terme. Mi guarda e anche un po' contrariato mi dice qualcosa di impronunciabile. “Sorry i'm italian i don't understand you...” il Gentleman con il “popò” di fuori mi dice: “here it's only for nudist!”, ahhhhh! E dillo prima, allora...

Mi tolgo rapido il costume davanti alla coppia, se ne vanno ancora più contrariati di prima, mi aggiro per il centro termale finalmente come uno di loro, vado alla piscina e faccio le mie 40 vasche... nudo, entro in sauna saluto i presenti e sono... nudo, nel bagno turco anche li sono... nudo, e infine nella vasca all'aperto dove rilasso ogni singola parte del mio corpo grazie all'idromassaggio che potente spara sul mio corpo... nudo. Cosa state pensando? Lo so, ma in Germania non è così, hanno una grande libertà e apertura mentale, le terme si fanno nudi, credo sia un messaggio molto educativo, anche per i bambini. Cosa c'è di più bello che camminare liberi in una natura protetta completamente nudi disintossicando il proprio corpo grazie al centro benessere per nudisti!?

Preso bene mi faccio persino la barba nel centro termale, rigorosamente nudo e sto quasi per uscire per salutare la gentilissima ragazza della reception, poi spengono le luce, “Time is up Ciccio bello”, mi rivesto e torno nel mio Volkswagen solo, soletto per una cena frugale e un lungo sonno. Mi aspetta Amburgo e sono pulito e rigenerato come un bambino, nudo chiaramente.

Io sono interamente corpo, e nient'altro; l'anima è soltanto una parola per indicare qualche cosa che riguarda il corpo. F. Nietzsche

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