Kenitch in gabbia, storia di un Lockdown (2°parte)


06 Aug

 «...appena finito il lockdown ho deciso di cambiare il mio look ero diventato il Pappagallo Kenitch...» 


Quando dopo qualche giorno per riprendermi dal "pick-up" di mia cugina, Marzocca-Fiumicino A/R, mi resi conto che ero in una crisi senza pari ma nonostante tutto ostentavo sicurezza, vedevo tutte le persone sempre più in preda al panico, chi aveva paura di morire, chi aveva paura di perdere tutto, chi aveva paura già da prima e continuava ad avere paura, io godevo della mia apparente libertà e cercavo di commettere i miei soliti atti di sabotaggio. Il lock-down era appena iniziato e non ci si poteva spostare oltre i 200 metri da casa, vivendo davanti al mare, non era semplice stare alle regole, così un pomeriggio al calar del sole, mi prese l'irrefrenabile voglia di fare una passeggiata in riva al mare. L'acqua e il suo bagnare la battigia, il profumo di superfici salate, un sole che non scalda, la solitudine e tutto ciò che non si può descrivere, perché le metafore non danno voce alle emozioni, che ne sai tu di com'è il mare d'inverno!! Il volo basso di un elicottero, la sensazione che forse tutto andrà a rotoli se continuiamo così, e poi correre con quella sensazione da vandalo, che la libertà sia semplicemente disobbedire a tutto quello che ti viene imposto dall'alto...e poi una pattuglia dei Carabinieri, mi bracca neanche fossi un cane sulla riva. Cercavano me, sapevano che ero lì, l'elicottero pagato da tutti noi, aveva scoperto un figlio del popolo che non si atteneva alle regole, perciò da condannare da fermare. Carabiniere: buona sera, che cosa sta facendo? sa che non ecc ecc ecc...(per la cronaca era lo stesso che mi aveva fermato davanti a casa) Me: si ha ragione, non avrei dovuto... C: adesso la denunciamo, lei è in quarantena e non può uscire, nemmeno di casa. Quello che poi è successo, ve lo potete anche solo immaginare, ho fatto valere tutti i miei diritti, di giustizialista delle ingiustizia, ho fatto la vittima, ho mortificato, ho acceso fuochi con la paglia nella speranza di non ricevere ciò che giustamente mi aspettava, e il fatto è che ci sono riuscito. No multa, no denuncia, ma si alla sconfitta, la mia sconfitta personale è stata netta e definitiva, eravamo dentro una Pandemia e io ero morto, prima ancora di smettere di respirare.

Piansi, mi lasciai abbattere, solo in mezzo ad altre persone sole. Avevo scelto di non rappresentare minimamente questo mio stato, mi vergognavo a dare a vedere che ero disperato. Poi una chiamata, l'ennesima in grado di cambiare le cose in maniera inaspettata. Marco Levati, il coach, un caro amico che anni fa avevo conosciuto proprio nel B&B dove stavo passando la quarantena. Un ragazzo di Vimercate che dopo essersi sposato in America con Elise, per lavoro, era tornato a vivere in Svizzera a Zurigo. Mi aveva già cercato nei mesi prima e con Elise ci eravamo conosciuti sotto Natale 2019, mi aveva parlato delle sue visioni, mi aveva donato parte del suo stipendio, con una storia legata a un passo della Bibbia "La decima" , voleva che facessi un corso per Mental coach, aveva in mente di iniziare a fare un corso aperto a tutti gratis di Fitness alla mattina. Pensavo fosse scemo, cioè fratello, sei la persona più bella e brava sulla faccia della terra, hai un lavoro, soldi, moglie, la tua e la famiglia di Elise perfetta, che cazzo vuoi da me??. Marco: Filo da quando ho conosciuto te la mia vita è cambiata e sono molto felice di dirti che devo molto di quello che sono a te!! Me: Bella merda Marco...

...No Marco sto nella merda fino al collo (telefonata dopo l'incontro con i Carabinieri 23 Marzo) penso che hai ragione, dammi una mano facciamo qualcosa assieme. E fu così che dalla mattina seguente iniziamo ad allenarci, lui era già a un livello avanzatissimo, io ero il lontano ricordo di qualcosa che potesse denominarsi: atletico. 

Da quel 24 marzo quotidianamente ho aggiunto un mattoncino per costruire questa mia felicità, Marco mi parlava di diete, di dimagrire senza sforzo, di esercizi, consapevolezza del corpo, di parlare in inglese, di non rinunciare a trovare la maniera di saper parlare al cuore delle persone, come avevo fatto con lui. Ho sempre ascoltato le sue parole, quel modo così distante da me di essere, e alla fine ho iniziato davvero a crederci, non avevo nient'altro che la sua parola contro la mia solitudine, il suo grande gesto d'amore contro la mia depressione. 

Così ho praticato i suoi precetti, e funzionava, mi sentivo pieno di energia, avevo la forza dentro di me, stavo ripulendo il mio corpo, e anche la testa. Piangevo finalmente per qualcosa, finalmente avevo conosciuto il fondo del fondo, io e le mie menzogne, io e i miei modi arroganti, io e le mie fragilità: io in mezzo agli altri. Alla mattina per sentirmi vivo, mi alzavo presto e collezionavo i "sorgere del sole" ho visto almeno una 40ina di volte l'alba. Avevo un pensiero buono e d'amore per tutti, poi work-out e poi una lista di cose, che al pensiero che ci fosse il lock-down e non si potesse far niente, mi sembra che forse davvero stessi costruendo migliaia di cose.

Questo è durato fino alla fine della "prigionia" ero diventato una sorta di soldato, e a volte mi impressionavo da solo, di quanto riuscissi a stare dentro questo meccanismo perfetto di rispetto di me e la natura intorno, ma ancor di più avevo chiaro in mente il fatto che chiunque passasse nella mia vita potesse influire talmente tanto che sarei potuto diventare anche io quella cosa, anche solo imitandolo, avrei potuto mettere in discussione il suo modo di essere!! Così appena finito il lock-down, ho deciso di cambiare il mio look, ero diventato il Pappagalo Kenitch, ovvero l'unico animale capace di imitare più di tutti l'essere umano. Forse avevo creato un mostro

«Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi» F. Nietzsche


15Jul
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