Quando a Göteborg, guardando in faccia...


26 Oct

Una delle tante scene di "solitudine" viste nella città svedese

Quando a Göteborg, guardando in faccia le persone in strada, ho capito la miseria che mi abitava ho realizzato che la lotta quotidiana della conquista della felicità è un po' come il miraggio di una vita felice vivendo nel mood (nel flow - l'onda) del quotidiano. Non so perché ma non mi ricorderò mai niente di questa città, posso dire che come nelle altre città importanti, visitate e precedentemente descritte, ho visto una città realmente appoggiata sulla modernità, con il verde urbano che si sposa magnificamente con la storia dell'architettura del tardo Ottocento e la modernità nello stile, nei negozi, il culto del vintage... Parole, chiacchiere da bar, perché siamo noi che diamo significato a tutto ciò che vediamo e esattamente quel giorno lì io non avevo che occhi per le persone ai bordi delle strade, mi sono sentito uno di loro, avevo la consapevolezza di essere sulla soglia di giorni strani, gli stessi che di lì a poco avrebbero diviso me dal mio sogno, il raggiungimento delle Isole Lofoten.

Non avevo che occhi per loro

Oramai l'obbiettivo era lì, avevo fatto così tanta strada da non capacitarmi di come potessi non avere un briciolo di entusiasmo, così: totalmente abbandonato al mio destino. Avevo paura e mi tormentavo in testa chiedendomi il vero motivo di tutto questo. Ho un immagine che vorrei portare al cospetto di questa teoria: partire da un luogo con una nave, le feste, le emozioni, la commozione e il coraggio di chi salpa e ha sempre sognato quel momento. La visione da distante della terra che ti ha cullato che diventa sempre più un lumicino. Allontanarsi aiuta a prendere visione di quanto grande sia il luogo in cui hai vissuto, si vive, a me è capitato, un senso di rassegnazione se pensiamo alle innumerevoli volte che ci siamo attaccati a piccoli dettagli dolorosi per non vedere quello che ci circondava, perdendo di vista la grandezza dell'insieme. Oramai la "tua terra" non si vede più, non c'è più, scompare definitivamente, a quel punto sale la nostalgia, il rimorso, il rimpianto di aver fatto tutto troppo in fretta, di non aver pensato a... A quel punto, lì, proprio mentre pensi di non poter più tornare, scopri quel silenzio, quell'incredibile vuoto, è la famosa zona franca dove tutto è lecito, dove puoi fare realmente ciò che vuoi e nessuno potrà mai dirti o recriminare niente. 

La serra con piante tropicali di tutto il mondo nel parco di Göteborg 

Per me Göteborg è stata la mia zona franca, il luogo che per assurdo mi ha visto totalmente disarmato, avrei potuto compiere qualsiasi gesto, parlo di crimini, di desolazione, gesti assoluti e assurdi. Ero davvero nel mezzo del cammino. Ho avuto occhi per gli emarginati, perché mi sentivo anche io così, ho pensato di rimanere in strada e piangere per il resto dei miei giorni perché sentivo questa emozione. Può far paura, io ne ho avuta in quel momento, ma solo chi si spinge verso l'ignoto può permettersi di avere questo tipo di pensiero. 

Haga il quartiere più giovane di Göteborg 

Avevo iniziato un dialogo con un ragazzo: Luca De Simone che continuava a invitarmi a Bergen dove lui abitava, in più fascinato dalla mia idea delle Lofoten si era proposto di venire con me, anche se mi aveva iniziato ad accennarmi di un problema fisico che lo stava tenendo a letto. Le notizie che mi arrivavano erano tutt'altro che rassicuranti, il contatto che avevo a Stoccolma era scomparso, e circolava voce che qualora fossi passato per la dogana, a sud tra la Svezia e la Norvegia, avrei dovuto fare per forza la quarantena, ovvero dieci giorni di stop. Intanto la mia "Butterfly" mi aveva consigliato di visitare un piccolo paesino sempre sulla strada verso il border (la dogana), voglio svincolarmi da questo grigiore e decido di seguire il consiglio.

Sandsby sull'arcipelago di Stigfjorden

Arrivo in un piccolo arcipelago, piccoli isolotti sono collegati da ponti, strade, non c'è nessuno, sembra una terra di mezzo. Non era Göteborg il problema , qui è tutto così, dovevo prendere una decisione. Parcheggio nell'unico posto in cui sembra ci sia possibilità di sostare, vedo che indica un percorso dove potrei incontrare dei Troll, omuncoli fantastici (probabilmente scolpiti nella pietra), credenze popolari, Mi addentro nel bosco tramite una camminata ben segnalata, sto utilizzando da giorni un paio di scarpe che hanno il pregio di essere eleganti ma sportive per poter camminare su tutti i tipi di terreno, anche se è già capitato di mettere il male il piede, con il rischio di distorsione alla caviglia. 

Uno dei tanti Troll trovati lungo il cammino

Sono totalmente concentrato su altro ma continuo a camminare, il mio obbiettivo è arrivare in questo piccolo borgo di case, che come segnala il cartello a inizio cammino, rappresenta una delle testimonianze più antiche di insediamento umano su questo piccolo isolotto. Sono molto affascinato da questo mio obbiettivo ma la testa è sempre verso la famosa scelta se perseguire per la Svezia per provare a varcare il confine con la Norvegia da nord, dal circolo polare artico. Ho saputo che non sono così stringenti i controlli, forse ci sono dei "pinguini" che in base alla simpatia fanno entrare o ti fanno stare fuori. Mentre sono totalmente assorto in questi pensieri abbastanza inutili, anche perché i pinguini stanno solo al Polo Sud, metto il piede in un punto che non devo e faccio una storta clamorosa a quel piede che sembrava già pronto a subire questa disavventura. Mentre sento che sto per farmi male provo a rimettermi immediatamente in piedi saltando come un grillo, ma niente, capisco che a differenza delle altre volte dove mi erano capitati leggeri inciampi, stavolta mi sono davvero stirato i legamenti. Inizio a parlare da solo dicendomi: "Tranquillo Filo non è niente, non ti sei fatto niente, guarda che riesci a camminare tranquillamente è solo un po' di spavento..." cose di questo genere e davvero a caldo il dolore non era assolutamente percepibile, tanto da spingermi ad arrivare al piccolo borgo. Arrivo e scopro che sono davvero quattro case, un grande giardino con un orticello, alberi di mele con molti frutti a terra, un piccolo palcoscenico all'aperto. 

la sala da tea della casa patronale 

Entro in una di queste quattro casette e non c'è nessuno, di questi tempi il turismo se ne vede poco, c'è un piccolo museo, con la storia degli usi e costumi del posto. In un altro piccolo nucleo abitativo c'è un gadget-shop con le solite tazze, gli adesivi, qualche libro che illustra la storia legata a quei luoghi e per ultimo la casa più grande, quella padronale, con dentro un ristorante, e tutte le stanze arredate in stile tardo ottocento, il tutto assomiglia alla "casa delle bambole" e un po' distante dall'idea cruda che avevo delle case dei pescatori, ma un tea con un bel libro di Melville me lo sarei davvero fatto se non fosse che purtroppo stavano chiudendo e si era fatta l'ora per cui: o mi decidevo a partire (scegliendo la rotta verso le Lofoten) o avrei perso ancora un altra giornata di viaggio. Riprendo a camminare ma stavolta la caviglia sento che inizia a farmi male sul serio, quello che in cuor mio avevo "battezzato" come una cosa da niente, si stava tramutando in un vero e proprio infortunio e la spada di Damocle sul andare subito in Norvegia o fare millecinquecento chilometri in Svezia fino al confine con il rischio di tornare indietro e non arrivare mai alle Lofoten sempre presente.

Anche il teatrino all'aperto

Io nella tensione ci sguazzo e sento che sono arrivato al punto di decidere. Scrivo a Luca, il ragazzo che mi sta aspettando a Bergen: "Ciao Luca sono Filippo ho deciso, provo a venire a Bergen, senti però devi aiutarmi se mi fanno storie. Per qualsiasi cosa io ti chiamo e mi dai una mano..."

Kenitch alla guida

Risposta: "Si sono stra-felice, non vedo l'ora di vederti ti prometto ecc ecc" e una serie infinita di cose che lui vorrebbe fare con me se lo raggiungo. E fu così che nel giorno 25 settembre 2020 Kenitch alias Filippo Paolasini, decise che avrebbe attraversato tutta la Norvegia partendo da Sud andando da Est a Ovest per poi dirigersi a Nord dove all'interno del circolo polare artico sarebbe arrivato dritto dritto sino alle Lofoten


"La condivisione di una gioia fa di un uomo un vero amico" F. Nietzsche

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